Musica, lotta di classe e Resistenza. Una banda proletaria nata il 25 aprile 2011 per fare politica rivoluzionaria, militante e anticapitalista — senza rinunciare alla balotta.
La nascita
Il 25 aprile 2011 nasce in piazza Grande a Modena la Banda POPolare dell'Emilia Rossa. L'intento è chiaro fin dal primo istante: fare politica rivoluzionaria, militante e anticapitalista attraverso una delle forme di comunicazione più dirette, efficaci ed emozionanti che esistano — la musica.
Senza naturalmente rinunciare alla balotta — in dialetto modenese: movida, fare festa. Perché la lotta, per la Banda, è anche gioia collettiva, piazza, suono condiviso. Un battito che da Modena si allarga a tutta l'Emilia rossa.
Una distorsione
warholiana
Il nome e il simbolo nascono da una distorsione un po' sarcastica e un po' warholiana del nome di quella famosa banca emiliano-romagnola che oggi rappresenta uno dei simboli del capitalismo e della degenerazione del cosiddetto "modello emiliano".
Un modello ormai NON più rosso manco a parole. Da qui il ribaltamento: prendere l'acronimo del potere e restituirlo al popolo, alla piazza, alla classe. POPolare, non bancario.
Un gruppo
proletario
La Banda è un gruppo proletario composto da delegati RSU FIOM delle più importanti fabbriche metalmeccaniche di Modena — tra cui Ferrari e Maserati — e da musicisti professionisti che più precari di così non si può.
Definiamo il nostro genere internazionalista: fuori da ogni schema predefinito che non sia l'unità e la solidarietà delle classi subalterne, anche in ambito musicale e artistico, oltre ogni frontiera. Facciamo tesoro delle ricerche sulle canzoni popolari di Gianni Bosio e dell'Istituto Ernesto de Martino negli anni Sessanta.
La sillaba POP
La sillaba "POP" di "POPolare" è un chiaro quanto umile omaggio agli Area, band rivoluzionaria a cui non ci rifacciamo in termini di stile — inimitabili, non più riproducibili — ma di cui raccogliamo lo spirito e la carica sovversiva e anticapitalista.
Mai come oggi è necessario alzare la testa e difendere con orgoglio le tradizioni di lotta del movimento operaio, anche dal punto di vista culturale e artistico. Per questo, più che mai, sono attuali le ragioni e gli ideali della Resistenza.
Il denaro deve essere solo un mezzo per l'arte, che deve essere il fine — e non viceversa.